L’artista decifra i messaggi inconsci della società

L’artista decifra i messaggi inconsci della società

In questo articolo vorrei riflettere su alcuni concetti bioniani e proporre un parallelismo tra gruppo e società.
In questo senso il contributo di Bion fa riferimento alla condivisione di emozioni all’interno del gruppo che avviene attraverso un continuo dialogo per immagini.
Ogni singola opera d’arte rende visibile l’immagine condivisa del gruppo sociale in quel momento e concorre a modificarla.
L’arte non si propone di affermare ciò che è giusto o ciò che è sbagliato, ma ci offre un’immagine capace di farci abitare il mondo senza oggettivarlo, di “fare immagini del mondo” proprio come il cinema .
L’artista decifra i messaggi inconsci della società e, attraverso la sua opera, tenta di comporre un istantaneo ritratto dei processi in evoluzione.
Quest’ultimo coglie l’emozione presente in quel momento nella società e la trasforma in immagini che possano poi essere trasmesse in maniera efficace.
Queste immagini possono essere intese come un “fatto scelto” e possono rappresentare immagini di sé e immagini del mondo, costituendo delle proposte narrative.
Il fatto scelto raccoglie in sé una serie di elementi percettivi ed emotivi, sino a quel momento slegati tra loro e privi di nesso, dando vita ad un’immagine.
Quest’ultima consente una visibilità immediata.
Ad esempio gli anni che fanno da cornice al film capolavoro di Ridley Scott “BladeRunner” erano caratterizzati dalla tremenda possibilità che si concretizzasse il conflitto nucleare tra Usa e Urss. Il regista attraverso l’uso di ambientazioni futuribili descrive il presente. Il film, infatti, potrebbe rappresentare l’angoscioso ritratto di un mondo post-atomico: decimato, lugubre in cui la città oscura del futuro cela nelle sue viscere il sottosuolo dell’inconscio e quindi i sogni.
Il fantasma della scienza e del suo impatto devastante con l’individuo, sempre più vittima di poteri de-umanizzanti.
Ogni rappresentazione: si essa un sogno, una realizzazione artistica o una narrazione ci incita a prendere in considerazione il contesto nel quale il soggetto o il gruppo crea tale rappresentazione e la storia stessa di questi ultimi.
L’arte rappresenta un patrimonio di immagini e metafore al quale la cultura scientifica e filosofica può attingere.
In questo senso l’opera d’arte s’inserisce all’interno della costruzione sociale del significato, analogamente alle costruzioni scientifiche.
Sognare il sociale richiede qualcuno che possa svolgere questa funzione: l’artista appunto.
Come ricorda Freud l’arte costituisce un tipo specifico di fantasticheria, l’unico socialmente ammesso, che permette la gratificazione dei desideri dello spettatore i quali, a causa dell’opera della censura, non possono trovare un’espressione diretta.
La domanda sottesa potrebbe quindi essere: a che tipo di questione latente o a che tipo di desiderio cercano di trovare una risposta l’arte e gli artisti che fanno parte di una determinata epoca, quali i meccanismi di difesa, quali i conflitti che terminano nell’opera d’arte.
L’artista con la sua opera tiene fede a ciò che secondo Paolo Perrotti la società inconsciamente gli chiede.
Ricorda Paolo Perrotti :“il poeta, quindi, non può limitarsi a proporre soltanto l’oblio, l’illusione, la favola, il sogno; la sua funzione è di presentare anche un frammento di verità perché questo inconsciamente la società gli chiede, come contributo a risolvere i problemi dell’avvenire”. Perrotti, inoltre, sottolinea come, nel rapporto tra pensiero dell’individuo e pensabilità generale, l’individuo non possa oltrepassare coscientemente i limiti del pensabile che la società impone in quel momento; pena l’angoscia per essersi discostato troppo da tali limiti.
Di fatto l’inconscio dell’artista ha le sue radici nell’inconscio della società e concorre alla lentissima modificazione delle istanze sociali.
Per approfondire questa possibilità che ha l’artista di assumere questa funzione,
mi sembra opportuno introdurre il concetto di Analista-mistico di Bion, affrontato in Attenzione e Interpretazione .
Bion denomina l’analista stesso artista, definendo in questo senso una funzione piuttosto che un nome. All’interno del gruppo l’artista deve essere in grado di accoglierne le istanze ma al contempo deve saperle trasformare in una comunicazione efficace, che è quindi anche fatta di immagini.
L’atto creativo si pone quindi come momento in cui vi è una sintesi ed un superamento da un lato con la storia del gruppo, dall’altro con le teorie razionali del gruppo stesso. L’artista quindi è strumento che coglie le istanze emotive sociali e le trasforma in immagini che possano essere più “digeribili”, per poi comunicarle al gruppo.
Attraverso questo lavoro è possibile legare la storia del gruppo alla percezione di nuove immagini e nuove metafore che possono condurre a nuove narrazioni le quali sostituiranno quelle precedenti.
Con il termine “mistico” Bion indica quegli individui eccezionali presenti in ogni epoca, religione e società capaci di contenere l’idea messianica, di cogliere la “Verità”.
All’interno del gruppo questa figura stimolerà una forte aspettativa messianica.
Analogamente all’interno della società l’artista è portatore di nuove immagini, di nuove metafore che potranno trovare spazio per essere pensate e narrate all’interno del gruppo stesso.
L’artista quindi, tramite il suo lavoro, può rimuovere il senso comune, le narrazioni accettate, istituzionalizzate dal gruppo e dalla società e apportare cambiamenti significativi nelle rappresentazioni.
Quest’ultime fonderanno nuovi modi di stare assieme all’interno del gruppo, nuovi vissuti che avranno come risultato la possibilità di allargare lo spazio della pensabilità sociale .

Dott. Michele Galiano

Riferimenti Bibliografici

Bion, R.W. (1970) Attenzione e Interpretazione, Roma, Armando 1973.
Casadio L. (2004) Le immagini della mente, Milano, Francoangeli.
Dick Philip K. (2008) Blade Runner – Ma gli androidi sognano pecore elettriche?- Tif Extra.
Freud S. (1969), Saggi sull’arte, la letteratura e il linguaggio, Bollati Boringhieri, Torino.

Metz C. (1993) Cinema e Psicoanalisi, Venezia, Marsilio Editore, 2002.

P.Perrotti “Verità e bugia in Torquato Tasso”, in Echi di Psicoanalisi vol.5 Edizioni Kappa 2009.

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